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LA COSTRUZIONE DI ORGANIZZAZIONI RETICOLARI
Coordinamento M. Tommasini (Coop. La Rete Trento)

LA COSTRUZIONE DI ORGANIZZAZIONI RETICOLARI.
QUALE ORGANIZZAZIONI CONGRUENTI ALL'APPROCCIO INCLUSIVO E GENERATIVO?

Premessa.
Come accompagnare, l'adultità? L'autenticità del percorso soggettivo? Il compimento esistenziale come individuo all'interno della sua comunità? Sono domande rivolte a tanti, ad una comunità intera, e le domande di vita hanno bisogno di spazi per poter esprimere una propria individualità nel territorio, dentro i limiti, le proprie risorse e le condizioni esterne.

La prospettiva di Immaginabili Risorse, non poteva non chiamare in causa anche le modalità con cui si costruiscono LE ORGANIZZAZIONI capaci di reggere la sfida del valore sociale della disabilità.

E' questo il punto di partenza per riflettere sul tema di quali organizzazioni sono maggiormente congruenti all'approccio inclusivo.
Per questo proponiamo alcune suggestioni in grado di ipotizzare una tesi che permetta di rendere fruttuoso il laboratorio dedicato alla costruzione di organizzazioni reticolari.

Tesi
Per lavorare in un'ottica inclusiva, capace di generare valore sociale, è centrale considerare il contesto in cui si è inseriti. Conoscere e capire il contesto in cui si è immersi ci consente di promuovere e sviluppare un'organizzazione che si muova davvero come un sistema il più possibile in sintonia con esso.

E' necessario delineare spazi d'azione e individuare interlocutori al di fuori dei servizi, nella comunità. Aprire lo sguardo avrà ricadute anche sulla cultura del lavoro nelle organizzazioni stesse che andrà alimentato e supportato.

I tempi e le regole del lavoro si modificheranno poiché l'organizzazione diverrà partecipe e co-costruttrice di processi nel territorio.
La strutturazione interna dell'organizzazione, il suo clima e l'approccio nei confronti delle persone con disabilità e degli operatori stessi dovranno essere coerenti con la filosofia di valorizzazione delle diversità promossa all'esterno.
Vi è quindi la necessità di una chiarezza di visione e di direzione in grado di far fiorire una cultura organizzativa condivisa a tutti i livelli: un vero e proprio "pensiero comune messo in comune" continuamente attraverso percorsi dedicati di comunicazione interna ma sempre con uno sguardo all'esterno.

Rispetto alla costruzione di organizzazioni reticolari congruenti all'approccio inclusivo e generativo è quindi centrale importanza la coerenza tra il pensiero di comunità che le organizzazioni vogliono costruire all'esterno e la comunità che vivono al loro interno, una condivisione necessaria tra tutti coloro che compongono l'organizzazione a rete: dinamica e flessibile.

Così come i servizi fungono da fattore di coesione tra il centro e le periferie delle nostre comunità, così, poiché spesso nella periferia delle organizzazioni stesse emergono stimoli interessanti, questi devono essere comunicati e condivisi con il centro. Le organizzazioni reticolari si caratterizzano nell' essere in osmosi continua tra l'esterno e l'interno, in una logica glocale con una forte focalizzazione al benessere della persona con disabilità accompagnata nel suo progetto di vita nella suo territorio di riferimento.

Il rapporto tra mondo interno ai servizi e domanda di vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie è una spinta potente al cambiamento delle organizzazioni. Questo cambiamento necessità un accompagnamento costante, una manutenzione continua in grado di generare identità interna: cultura organizzativa.
Aprirsi all'esterno significa anche lavorare per e con la comunità per costruire linguaggi comuni e condivisi tra servizi e cittadinanza, affinché si possa percepire la disabilità come una risorsa, attraverso percorsi concreti, opportunità per il territorio.

Spesso i servizi hanno un'elevata componente di artificialità, governati come sono dal bisogno di protezione nei confronti delle persone con disabilità. L'esigenza di aprirsi all'esterno per ricercare qualcosa di nuovo e di autentico nella realtà, produce una tensione verso un disordinare i servizi.
Destrutturarsi creativamente, guardare al territorio andando oltre meccanismi organizzativi statici, "disordinare e disordinarsi", significa ragionare nell'ottica di azioni concrete parzialmente prevedibili e non completamente certe, significa andare verso una titolarità condivisa del processo di accompagnamento, significa che la tecnica diventa generativa nei cambiamenti, senza divenire un fattore di irrigidimento delle relazioni, di segregazione motivata da esigenze di protezione, di ulteriore strutturazione di realtà artificiali.

Un irrigidimento delle organizzazioni non consente di vivere costruttivamente nella realtà, non permette naturalità e facilità nelle relazioni e un riconoscimento delle diverse competenze ovvero una valorizzazione delle differenze.

L'apertura al territorio pone le organizzazioni in una prospettiva di permanente Ricerca-Azione. Si tratta di un cambiamento importante rispetto alla logica della gestione e dell'erogazione di prestazioni. E' però una prospettiva che richiede vigilanza di fronte ad alcuni rischi, primo fra tutti la percezione di essere gli unici detentori della conoscenza e per questo di sapere sempre quale sia la miglior risposta per le persone con disabilità.
In questo processo di apertura e dinamizzazione, il ruolo della leadership nelle organizzazioni non scompare, anzi, diventa funzionale a far convergere l'organizzazione nel suo complesso verso un processo comune condiviso.
Si delinea un'organizzazione decentrata e policentrica la cui leadership ne coordina l'identità e ne diviene fattore coesivo.
Tutti gli attori coinvolti devono imparare ad assumere micro decisioni riconducibili a un senso comune del quale chi esercita la leadership è custode.

Tra le maggiori sfide, da un punto di vista organizzativo, troviamo anche quelle connesse alla formazione degli operatori, che deve essere costante e porsi l'obiettivo di portare tutto il gruppo di lavoro a operare con competenze crescenti per raggiungere un'identità di azione condivisa, coesiva e proattiva.

Altra sfida si lega alla gestione dei processi, che in un sistema di rete in movimento diventano molto dinamici e flessibili. Dobbiamo tenere conto anche della varietà dei soggetti con cui ci si relaziona, dei vincoli normativi spesso in contrasto proprio con la progressiva dinamizzazione dell'azione e della necessità di individuare una domanda esterna che sia reale.

Dobbiamo, quindi, riuscire a cambiare il nostro linguaggio, imparare a percepirci come un gruppo in cammino, capace di creare reciprocità, mantenendo però la nostra identità poiché il primo obiettivo delle organizzazioni è e deve rimanere quello di migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità.




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