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ANIMAZIONE EDUCAZIONE
Coordinamento Angelica Montini (Coop. Solaris - Monza)

"Come operatori sociali abbiamo la responsabilità di aiutare la persona disabile a partecipare il più attivamente possibile a configurare la propria libertà dentro una rete di relazioni; questo discorso vale per tutti." (Ivo Lizzola)"
Partiamo da questa frase di Ivo Lizzola in un suo intervento durante la Formazione di Immaginabili Risorse a Brescia perché pensiamo possa rappresentare in breve ciò che noi, educatori che operano dentro e fuori diversi servizi della Cooperativa Solaris (Centri diurni disabili, Centri socio-educativi, Servizi di Formazione all'autonomia, Servizi di Assistenza scolastica e domiciliare) cerchiamo di fare giorno per giorno con le persone con disabilità e con le loro famiglie. E ci rendiamo conto che è importante sottolineare anche il verbo "fare con", cioè insieme, senza dare per scontato che c'è chi insegna ed educa e chi impara e deve essere educato.
In questo work shop su un tema complesso come "Educazione e animazione" intraprendiamo un percorso esperienziale seguendo le tracce di quattro diverse Cooperative sociali in quattro diverse aree geografiche:

Cooperativa Solidarietà-Treviso
Cooperativa La Fenice- Albino (BG)
Cooperativa CVL- Lumezzane (BS)
Cooperativa Monteverde-Verona

Per orientare al meglio il nostro cammino e la nostra riflessione sul termine educazione individuiamo alcune parole significative:

Adultità: educare assume per l'operatore la valenza di avvicinarsi il più possibile al ruolo adulto della persona con disabilità, mettendola nelle migliori condizioni per trovare un posizionamento rispetto alla realtà che lo circonda e quindi all'educatore stesso, alla famiglia, a tutte le persone con cui a vario titolo si relaziona. Il tentativo che ogni giorno cerchiamo di perseguire nel rapporto con le persone disabili a noi affidate è richiamarle alla propria responsabilità dentro il proprio limite, spronarle a considerarsi persone adulte e non eterni bambini da proteggere e da preservare sempre e comunque da difficoltà e frustrazioni. Insieme sperimentiamo il limite e la difficoltà proprie della persona umana di non poter diventare adulta da sola, ma di aver bisogno del supporto e dell'aiuto di chi ci sta vicino, in alcuni momenti più che in altri, senza però diventare totalmente dipendenti da qualcun altro.

Relazione: educare significa costruire relazioni, moltiplicare possibilità relazionali e di prossimità attraverso un perseverante lavoro di mediazione fra le persone presenti nei servizi e il territorio, le famiglie, i volontari, le scuole, gli oratori, le altre Associazioni e Cooperative sociali, gli Enti pubblici e tutto ciò che c'è "fuori" dai luoghi in cui ci si prende cura delle persone con disabilità. Il continuo scambio e intreccio di relazioni e i diversi contesti relazionali diventano gli strumenti attraverso i quali la persona forma la propria identità nell'incontro con l' altro: più sono ricche e diverse le relazioni che una persona può sperimentare, più avrà la possibilità di esprimere la propria personalità e identità.

Ruoli sociali autentici: educare significa offrire alle persone con disabilità continue occasioni per sperimentarsi in ruoli "veri" e non fittizi : "avere ruoli sociali da ricoprire è un bisogno di normalità ed è attraverso la loro impersonificazione che ciascun essere umano acquisisce pienamente il riconoscimento del suo essere persona" (Carlo Lepri). Sono gli altri che possono aiutarci a capire chi siamo e ciò può avvenire solo attraverso un assiduo rapportarsi con ruoli autentici, utili e
soprattutto intercambiabili.

Responsabilità: educare alla responsabilità e attraverso la responsabilità significa che all'interno della relazione ognuno di noi ha una sua responsabilità e anche la persona con disabilità, con i suoi limiti, può assumersene una parte e dare qualcosa agli altri così da manifestare il suo essere persona adulta. Nella suddivisione dei ruoli e dei compiti, ognuno ha la sua responsabilità, grande o piccola, ed è supportato e spronato a portarla avanti, superando le eventuali difficoltà e godendo dei risultati ottenuti singolarmente e con gli altri.
L'educatore in quest'ottica modifica il suo approccio professionale e diventa un mediatore fra il servizio e l'esterno, cerca di moltiplicare le relazioni e di garantirne lo sviluppo e l'arricchimento continuo. Costruisce e facilita la possibilità per le persone con disabilità di sperimentarsi in ruoli sociali autentici e di divenire risorsa per sé e per gli altri come testimoniano le esperienze delle quattro Cooperative qui di seguito.
Come fa l'educatore a offrire queste possibilità affinchè diventino per la persona con disabilità vere e proprie palestre di vita?

Proviamo a rispondere con un pensiero legato all'azione del "giocare" : l'educatore mette a disposizione la propria professionalità per entrare in contatto con le storie di vita delle persone, per far emergere i loro dubbi, paure, sogni e per sostenerle in uno scambio di energie e di relazioni : non pensiamo che tutto sia possibile ma pensiamo che sia necessario "mettersi in gioco", tutti indistintamente, operatori, persone con disabilità, famiglie, volontari, territorio; come educatori possiamo fare in modo che a questo "gioco" partecipino sempre più persone e che lo facciano, prendendo in prestito un modo di dire proprio dei bambini, "per davvero" ( perché il gioco è una cosa seria!) e che , alla fine del percorso, nessuno resti escluso. Ogni volta il gioco può cambiare, si possono utilizzare vari metodi e modificare, se necessario, le regole, ma resta fermo il fatto che ognuno ha il suo ruolo e le sue caratteristiche per parteciparvi e che se il gioco non ci soddisfa o non è interessante o troppo difficile, si ricomincia da capo...............



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